Il teste mendace e la teoria del ìfalso ricordoî

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Quando il testimone mente Ë sempre cosciente del proprio comportamento? Eí possibile non dire la verit‡ nellíerronea convinzione di essere assolutamente sinceri? Vagando nei labirinti della nostra mente, la psicologia suggerisce una soluzione.
(di Alberto Teso)Ho terminato, pochi giorni fa, un processo penale ad Udine. Nulla di speciale, se non avessi potuto assistere allíincredibile testimonianza della persona offesa, palesemente contraria ai fatti, tanto da potersi tranquillamente definire ìfalsaî, mentre il teste, al contrario, sembrava assolutamente convinto di dire la verit‡ o, forse, quella che (solo) per lui era líindiscutibile verit‡.
Come puÚ una persona mentire cosÏ palesemente e, al contempo, essere certa di dire la verit‡? PuÚ esistere una ìverit‡ soggettivaî, smentita dai fatti ma ineluttabilmente pi? vera della realt‡ per il soggetto agente?
Su Psicologia Contemporanea n. 174 (novembre 2002) ho trovato una possibile risposta.
Uníequipe di psicologi dellíUniversit‡ di Washington ha sottoposto ad un accurato test mnemonico alcune centinaia di persone.
Tutti i soggetti coinvolti nel test avevano da poco visitato Disneyland e líesperimento comprendeva, appunto, anche una serie di domande sul famoso parco divertimenti americano.
Ad un gruppo dei partecipanti, perÚ, prima di iniziare il test vero e proprio sono state mostrate alcune fotografie contraffatte. In una, in particolare, si poteva vedere in parata per le vie di Disneyland un enorme pupazzo raffigurante Bugs Bunny, il celebre coniglio parlante, divoratore di carote.
Gli appassionati di fumetti come me avranno gi‡ colto líerrore: Bugs Bunny Ë un personaggio della Warner Brothers e non cíentra assolutamente nulla con Walt Disney nÈ, tantomeno, con líomonimo parco tematico.
Mostrando le foto contraffatte agli ignari turisti, gli psicologi hanno cosÏ tentato di creare quello che in analisi viene definito ìfalso ricordoî.
Infatti, diverse decine di soggetti che avevano visionato le foto ìgaleotteî, dissero di ricordare benissimo di aver visitato, a Disneyland, il padiglione dedicato a Bugs Bunny.
Nel caso di esibizione di pi? foto contraffatte, líerrore ha coinvolto addirittura il 40% dei soggetti coinvolti.
Cosa significa questo?
Significa che i meccanismi da cui dipende il funzionamento della nostra mente sono molto meno logici di quanto siamo portati a ritenere. Significa che il nostro cervello puÚ giocarci degli scherzi molto poco divertenti come, appunto, il falso ricordo, convincendoci di aver effettivamente visto una data cosa o vissuto una certa esperienza che, invece, si sono solamente state suggerite da circostanze collaterali.
Tornando al processo: Ë possibile che il teste, magari perchÈ molto coinvolto emotivamente (come Ë quasi sempre la persona offesa: per inciso, mi Ë parso molto interessante líintervento dellíAvvocato Marigonda sulla questione di costituzionalit‡ in merito alla deposizione sotto giuramento della persona offesa dal reato) non si renda conto di mentire ma, in assoluta buona fede, sia effettivamente convinto di ricordare un volto, un episodio, una frase o quantíaltro?
Anche alla luce del curioso esperimento degli psicologi di Washington, credo proprio di sÏ. Ricordiamo, inoltre, che líuomo non ama essere colto in contraddizione, per cui chi ha detto una determinata cosa sar‡, anche inconsciamente, portato a riconfermarla in futuro, proprio perchÈ il nostro io tende a rifiutare a priori di essere smentito.
Mettiamo assieme il coinvolgimento psichico della persona offesa, il test americano e la citata naturale tendenza allo ìstare decisisî e potremo assistere con occhi diversi alla deposizione della persona offesa-testimone mendace.
Infatti, se chi mente non si rende conto di farlo, ma Ë convinto di dire la verit‡, sar‡ molto pi? opportuno condurre il controinterrogatorio non tanto cercando di far cadere in contraddizione il teste, quanto al fine di insinuare nella sua mente il seme del dubbio: in altre parole, non cercheremo di fargli pensare: ìSi sono accorti che mento!î ma, molto pi? semplicemente: ìHo veramente visto quello ho descritto?î.
Forse potremmo avere un teste pi? collaborativo ed un risultato pi? efficace.

Alberto Teso