La clausola risolutiva espressa: gravit‡ e imputabilit‡ dell’inadempimento

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La disciplina generale dettata in materia di risoluzione per inadempimento trova una importate deroga in presenza della clausola risolutiva espressa di cui all’art. 1456 del Codice Civile.
La sentenza n. 11717 del 5 agosto 2002 della Corte di Cassazione
L’applicazione del principio nel contratto di locazione, alla luce dell’art. 5 della legge 392/78.La risoluzione del contratto a prestazioni corrispettive per inadempimento di uno dei contraenti richiede, come noto, la contestuale presenza di due condizioni essenziali:
a) che l'inadempimento sia imputabile a titolo di dolo o di colpa,
b) che l’inadempimento non abbia scarsa importanza nell'economia del contratto.
L’ordinamento disciplina, perÚ, alcune ipotesi di risoluzione che in qualche modo prescindono dal requisito indicato sub b): mi riferisco, ovviamente, agli istituti di cui agli articoli 1454, 1456 e 1457 c.c. per i quali si parla, appunto, di risoluzione “ope legis” o “di diritto”.
In tutte tali ipotesi, in sostanza, le parti hanno convenuto in sede contrattuale di escludere, in caso di inadempimento, la necessit‡ di valutare la rilevanza dell’inadempimento medesimo, al mero verificarsi del quale la condizione “oggettiva” si considera soddisfatta.
Resta, peraltro, fermo che l’inadempienza non Ë causa di risoluzione in assenza di una condotta perlomeno colposa dell’obbligato.
Con la recente pronuncia n. 11717 del 5 agosto 2002, la Corte di Cassazione ha esaminato la fattispecie, chiarendo come “ai fini della risoluzione del contratto per inadempimento, in presenza di clausola risolutiva espressa, pur se la colpa del contraente inadempiente si presume ai sensi dell’art. 1218 c.c., il giudice non Ë tenuto solo a constatare che l’evento previsto dalla detta clausola si sia verificato, ma deve esaminare, con riferimento al principio della buona fede, il comportamento dell’obbligato, potendo la risoluzione essere dichiarata solo ove sussista (almeno) colpa di quest’ultimo”.
La disciplina trova una particolare applicazione in tema di risoluzione del contratto di locazione per inadempimenti del conduttore.
La risoluzione per morosit‡ del contratto di locazione, alla stregua della descritta disciplina codicistica, soggiace al principio generale in virt? del quale per l'esistenza della mora debendi sono contestualmente necessari un elemento soggettivo (imputabilit‡ della condotta a colpa o dolo) ed un elemento oggettivo (importanza dell'inadempimento).
La legge n.392/78, all'art. 5, ha perÚ predeterminato l’importanza dell’inadempimento, statuendo che il mancato pagamento del canone, decorsi venti giorni dalla scadenza "costituisce motivo di risoluzione, ai sensi dell'art. 1455 c.c.".
E’, pertanto, pacifico che la valutazione circa l'elemento oggettivo della importanza dell'inadempimento ai fini della risoluzione del contratto per morosit‡ del conduttore Ë ormai effettuata in via automatica dalla legge (v., in tal senso, sent n. 4474/85; n. 4598/86; n. 3791/87; n. 3558/88).
Un ragionamento diverso deve essere svolto per quanto riguarda l’elemento soggettivo.
Infatti, “la pronuncia di risoluzione per morosit‡ del conduttore non puÚ essere ritenuta automaticamente conseguenziale al mero accertamento della realizzazione della suindicata fattispecie legale, poichÈ la norma, come emerge dal suo tenore letterale e dal richiamo espresso all'art. 1455 c.c., attiene esclusivamente alla valutazione legale concernente l'aspetto oggettivo dell'inadempimento rilevante ai fini della risoluzione, e cioË l'importanza del medesimo, mentre non riguarda in alcun modo l'ulteriore elemento soggettivo, che concorre ad integrare la fattispecie, e cioË l'imputabilit‡ dell'inadempimento a dolo o colpa” (Cass. 25/5/98, n. 5191)
Pertanto, la discrezionalit‡ del giudice, investito della domanda di risoluzione per morosit‡ di un contratto di locazione, non ha modo di esplicarsi soltanto in relazione alla valutazione dell'importanza dell'inadempimento, mentre nessuna preclusione sussiste circa la valutazione relativa alla colpevolezza della mora debendi, “occorrendo altresÏ che sia accertata la sussistenza dell'elemento soggettivo, costituito dalla imputabilit‡ della mora debendi a dolo o colpa del conduttore” (idem).
Alberto Teso