Líassegno bancario ìpostdatatoî (ed alcune leggende da sfatare)

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L'asegno bancario, la data di scadenza, la "postdatazione" ed il protesto: come utilizzare bene questo strumento di pagamento.Ogni giorno, dal primo momento in cui ci alziamo e sino alla sera, quando rincasiamo, noi tutti compiamo numerosissimi atti giuridici: quando accendiamo la radio o la Tv, facendo colazione, usufruiamo di un servizio, pubblico e privato che sia; quando acquistiamo il giornale o ordiniamo un caffË concludiamo dei contratti di compravendita; e cosÏ pure quando paghiamo il benzinaio, líassicurazione o la bolletta della luce. Tutta la nostra vita Ë costellata dalla continua conclusione di negozi giuridici, se non di veri e propri contratti. Ovviamente, non ce ne rendiamo conto ma, volta per volta, noi diamo per scontato che, chiedendo qualcosa, dovremo pagare il relativo prezzo, ovvero che, avendo ceduto un bene o fornito un servizio, riceveremo il giusto pagamento. Eí proprio sul concetto di ìpagamentoî che vorrei soffermarmi brevemente. Generalmente questo avviene per contanti, ovvero tramite operazioni telematiche compiute da istituti autorizzati (i bonifici bancari) od ancora, nella prassi commerciale, attraverso líeffettuazione di controprestazioni. Un singolare strumento di pagamento, diffusissimo nella pratica e spesso fonte di qualche problema, Ë rappresentato dallíassegno bancario. Líassegno Ë, essenzialmente, un ordine ìincondizionatoî alla propria banca di effettuare un determinato pagamento a favore del beneficiario indicato nel titolo medesimo. La legge fondamentale in materia, pi? volte rimaneggiata ma tuttíora valida ed operante, Ë il Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736. Tralasciando i moltissimi aspetti relativi alla forma dellíassegno, alla girata, alle garanzie (avallo) eccetera, desidero fornire alcuni spunti di riflessione in ordine allíelemento forse pi? trascurato ma, certamente, di maggior interesse pratico: la data di pagamento. Líarticolo 31 della citata legge 1736/33 stabilisce il principio fondamentale: ìLíassegno bancario Ë pagabile a vista. Ogni contraria disposizione si ha per non appostaî. Gi‡ questa dicitura ci suggerisce che uníabitudine molto diffusa nella prassi, ossia la postdatazione, non Ë assolutamente lecita. La legge, infatti, non consente líapposizione, quale data di scadenza o di pagamento, di una data diversa da quella reale di emissione e, addirittura, precisa che ìlíassegno bancario presentato al pagamento prima del giorno indicato come data di emissione Ë pagabile nel giorno di presentazioneî. Questo significa che, se la data di emissione Ë falsa, ossia non coincide con quella del giorno in cui líassegno Ë firmato dallíemittente, líassegno puÚ essere presentato in banca per il pagamento immediatamente. La conseguenza Ë evidente: líassegno postdatato puÚ essere presentato in banca appena ricevuto, anche se la (falsa) data di emissione-pagamento non Ë ancora ìscadutaî. La banca non puÚ rifiutare il pagamento dellíassegno in questione e deve, di regola, provvedere alla richiesta del protesto nel caso in cui (come spesso capita in caso di emissione di assegno postdatati) nel conto corrente su cui líassegno Ë tratto non vi siano fondi. Pertanto, chi ha emesso il titolo indicando una data ìdi scadenzaî futura (che abbiamo visto non poter essere diversa da quella di emissione) deve stare ben attento: oltre a compiere un atto non consentito dalla legge, rischia di trovarsi in serie difficolt‡ qualora il ìprenditoreî, ossia il beneficiario, non rispetti la ìscadenzaî illegittimamente apposta ma, esercitando il proprio diritto, si rechi subito in banca e ne chieda il pagamento. Per sua natura, infatti, líassegno Ë pagabile ìa vistaî ossia nel giorno di effettiva emissione. Il Regio Decreto 21 dicembre 1933, n. 1736, allíarticolo 32, stabilisce i termini di presentazione dellíassegno, entro i quali il titolo deve essere portato in banca per il pagamento. Ho utilizzato il verbo ìdeveî in quanto la presentazione allo sportello nel termine di legge Ë un vero e proprio onere del beneficiario. Questo, non tanto perchÈ la legge imponga necessariamente delle conseguenze negative in caso di presentazione oltre i termini previsti (vedremo dopo quali sono), ma perchÈ la ìforzaî dellíassegno Ë data proprio dalla irrevocabilit‡ dellíordine di pagamento rivolto alla banca. Non si puÚ, infatti, come spesso si sente dire, ìbloccareî un assegno: in quanto titolo di pagamento, una volta emesso líassegno (che non sia irregolare, magari perchÈ recante cancellature o abrasioni) deve necessariamente essere pagato o reso protestato dalla banca. Solo líAutorit‡ Giudiziaria, mediante líemissione di un provvedimento urgente di sequestro, puÚ impedirne il pagamento od il protesto (inutile soffermarsi sulla delicatezza e la difficolt‡ di ottenere un provvedimento di tal genere). Pensiamo, infatti, che se fosse possibile revocare líordine di pagamento una volta emesso líassegno, nessuno si fiderebbe mai a ricevere assegni in pagamentoÖ Tale ìforzaî dellíassegno, perÚ, viene meno una volta decorso il termine legale di presentazione: in tale ipotesi, pertanto, líemittente puÚ legittimamente ordinare alla banca di non pagare il titolo, che non potr‡ essere protestato (restano, ovviamente, tutte le implicazioni sottostanti: chi ha ricevuto tale assegno in pagamento dovr‡, eventualmente, agire in sede giudiziaria contro chi ha revocato líordine, omettendo di onorare líimpegnoÖ). La legge fissa in otto giorni il termine di pagamento per gli assegni ìsu piazzaî, ovvero presentati per líincasso nella stessa citt‡ in cui sono stati emessi; quindici giorni per gli assegni ìfuori piazzaî. Líarticolo 35 della legge sugli assegni (RD 1736/33) stabilisce, pertanto, che ìlíordine di non pagare la somma dellíassegno bancario non ha effetto che dopo spirato il termine di presentazioneî, precisando che ìin mancanza di tale ordine il trattario (ossia la banca, n.d.r.) puÚ pagare anche dopo spirato detto termineî. Come detto, pertanto, decorsi gli otto o quindici giorni dallíemissione, il debitore puÚ ordinare alla banca di non pagare, e líassegno non potr‡ essere protestato: ovviamente, in mancanza di tale ìcontrordineî líassegno verr‡ normalmente pagato dalla banca stessa. Cosa succede, perÚ, quando líassegno non viene pagato? Líarticolo 45 della legge prevede che ìil portatore (dellíassegno) puÚ esercitare il regresso contro i giranti, il traente e gli altri obbligati se líassegno bancario, presentato in tempo utile, non Ë stato pagatoî. Il mancato pagamento deve risultare dal protesto. Questo Ë líatto pubblico (in quanto redatto da pubblico ufficiale: in genere, líUfficiale Giudiziario od un notaio), che deve indicare data e luogo della formale richiesta di pagamento dellíassegno, nonchÈ la risposta ricevuta che, in genere, sar‡ ìmancanza di fondiî o ìassenza di disposizioniî. Il protesto, oltre a consentire líazione di regresso contro líemittente ed i vari giratari dellíassegno (in altre parole, in base allíassegno protestato Ë possibile procedere ad esecuzione forzata, ossia al pignoramento, non solo contro líoriginario emittente ma anche contro qualsiasi altro giratario), comporta delle conseguenza molto gravi in capo al soggetto ìprotestatoî. Tradizionalmente si insegnava che, essendo líassegno un mezzo di pagamento, la disciplina di esso doveva essere garantita con strumenti particolarmente efficaci, al fine di garantire la sicurezza dei traffici commerciali (e si spiega in questo modo: chi riceve in pagamento un assegno deve essere sufficientemente tranquillo in ordine al pagamento dellíassegno medesimo, altrimenti nessuno accetterebbe mai tali mezzi di pagamento). Pertanto, originariamente, il legislatore aveva previsto che il mancato pagamento dellíassegno costituisse illecito penale, fosse, cioË, un reato. La previsione era assolutamente condivisibile e, per molti anni, ha conferito allíassegno quel grado di ìsicurezzaî cui il legislatore voleva proprio attribuirgli. Purtroppo, perÚ, con il passare del tempo ci si Ë resi conto che tale strumento di tutela (garantito dalla giustizia penale) non poteva essere mantenuto. E ciÚ non tanto per chiss‡ quale motivo di politica criminale o filosofia del diritto, ma per una ben pi? banale spiegazione di carattere pratico. A questo proposito Ë necessario fare una precisazione. Ogni modifica della legislazione penale (o della sua interpretazione) dovrebbe corrispondere al progressivo mutare della sensibilit‡ generale, cosÏ da adeguarsi allíeffettivo comune sentire della cittadinanza. ProverÚ a spiegarmi con degli esempi. Pensiamo agli ìatti contrari alla pubblica decenzaî: solo qualche decennio fa sarebbe stato impensabile mostrarsi in pubblico con addosso qualcosa di meno pesante di una spessa tuta in grado di coprire il corpo dal collo alle caviglie, mentre oggi nessuno pi? si scandalizza nel vedere un topless in spiaggia; Italo Svevo, nella Coscienza di Zeno, racconta di come il protagonista del romanzo si turbasse nel vedere la cognata ed il fidanzato baciarsi in sua presenza: oggi accettiamo pacificamente ben altre manifestazioni di affetto. La sfera della sensibilit‡ sessuale Ë quella che si Ë pi? modificata negli ultimi quarantíanni, per cui Ë su tale aspetto della vita di relazione che la legislazione penale ha subito le modifiche pi? appariscenti. Ma pensiamo anche alla bestemmia ed al turpiloquio, passati da illecito penale a mera manifestazione di maleducazione. Sulla base di tali premesse, ci si potrebbe giustamente chiedere: perchÈ emettere un assegno senza copertura oggi non Ë pi? reato, ma solo illeciti amministrativo (come passare col rosso o parcheggiare in sosta vietata)? La risposta Ë, purtroppo, di una banalit‡ sconcertante: perchÈ non si riuscivano a celebrare i relativi processi, tanti erano i procedimenti che avevano ad oggetto tale reato. Le Aule di Giustizia, perennemente intasate da una mole impressionante di processi, dovevano essere ìalleggeriteî e, tra gli altri, si Ë pensato anche agli assegni a vuoto. Tutto ciÚ ha ridotto notevolmente la portata e la valenza dellíassegno, il cui mancato pagamento ha, oggi, solo conseguenza di carattere amministrativo. Si tratta, peraltro, di sanzioni gravi ed incisive (divieto di emettere in futuro altri assegni bancari, sanzione pecuniaria, possibile interdizione dallíesercizio di attivit‡ professionali, ecc. : art. 5, legge n. 386 del 15 dicembre 1990), che non hanno perÚ quel ìsignificatoî, anche simbolico, che aveva la vecchia legislazione penale. Alberto Teso