I ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali

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Commento al D.l.g.s. 231/02
Dal convegno della Curia Mercatorum di Treviso.
Principi ispiratori, applicazione ed aspetti pratici.

COMMENTO AL D.LGS. 231/2002

INDICE

COMMENTO AL D.LGS. 231/2002
1. Principi ispiratori della direttiva comunitaria 2000/35/CE
2. Analisi della direttiva 2000/35 /CE e del decreto legislativo di recepimento. ALCUNI PRINCIPI E PRECISAZIONI TERMINOLOGICHE
2.1 LA DIRETTIVA COMUNITARIA, IL DECRETO DI RECEPIMENTO, LA LEGGE SULLA SUBFORNITURA INTRODUCONO NEL NOSTRO ORDINAMENTO UN NUOVO PRINCIPIO
3. AMBITO DI APPLICAZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO N.231/2002
4 3.1. ESCLUSIONE DELLíAMBITO DI APPLICAZIONE
4. I termini di pagamento nella prassi e nellíordinamento italiano
5. La tutela giudiziale del credito nel nostro ordinamento.
5.1 NORME CIVILISTICHE RELATIVE AL PAGAMENTO DI CREDITI
5.2. Il D. lgs. 231/2002
5.2.1. TERMINI IN MANCANZA DI ACCORDO TRA LE PARTI O SUA NULLITAí (ART. 4, COMMI 3 E 4)
5.2.2. TERMINI RELATIVI AI PRODOTTI ALIMENTARI DETERIORABILI
5.2.3. RISARCIMENTO COSTI E SPESE SOSTENUTI PER IL RECUPERO DEL CREDITO
5.2.4. NULLITAí DEGLI ACCORDI GRAVEMENTE INIQUI, IN DANNO DEI CREDITORI. LEGITTIMAZIONE AD AGIRE DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA.
Quale Ë líaccordo gravemente iniquo?
5.2.5. Ruolo delle associazioni di categoria.
5.2.6. LE NOVIT¿ RELATIVE AL RECUPERO CREDITI CON PARTI ESTERE
5.2.7. CENNI ALLA SUBFORNITURA E ALLA RISERVA DI PROPRIETAí

1. Principi ispiratori della direttiva comunitaria 2000/35/CE
Direttiva comunitaria 2000/35/CE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, pubblicata in GUCE L200/35 dellí8 agosto 2000.
Ritardi nei pagamenti e termini di pagamento eccessivi rischiano di penalizzare le piccole e medie imprese, causando rischi di insolvenza e perdita di posti di lavoro.
Differenze normative e diversi termini di pagamento negli stati membri impediscono il buon funzionamento del mercato comune.
Lentezza procedure di recupero e bassi interessi di mora danneggiano creditori comunitari.
I creditori aventi uno stabilimento nella Comunit‡ europea dovrebbero tutti poter disporre di procedure di recupero rapide ed efficaci, ex art. 12 del Trattato CE che impedisce le discriminazioni relative alla nazionalit‡.
In conclusione, i ritardi nel pagamento perturbano seriamente il flusso di cassa, compromettono la redditivit‡ e danneggiano la concorrenzialit‡ dei mercati.
2. Analisi della direttiva 2000/35 /CE e del decreto legislativo di recepimento. ALCUNI PRINCIPI E PRECISAZIONI TERMINOLOGICHE:
Ambito díapplicazione della direttiva 2000/35/CE: tutti gli scambi di beni e servizi dietro pagamento di un corrispettivo, tra imprese private e pubbliche.
Il concetto díimpresa comunitario Ë pi? ampio di quello nazionale, ricomprendendo anche líesercizio delle professioni liberali.
La direttiva costituisce il livello minimo di protezione dei creditori che non puÚ essere derogato dai legislatori nazionali. A tal riguardo, líart. 11, comma 2 del d.lgs. 231/2002 di recepimento della direttiva fa salve le norme pi? favorevoli al creditore contenute nel codice civile e nella legislazione nazionale.
La direttiva si propone anche, in particolar modo, di tutelare i creditori ìdeboliî, di fronte ad altri operatori commerciali o imprese pubbliche dotate di maggior potere economico e contrattuale, capaci di negoziare a loro favore termini di pagamento pi? lunghi, ma a condizioni inique per la controparte.

2.1 LA DIRETTIVA COMUNITARIA, IL DECRETO DI RECEPIMENTO, LA LEGGE SULLA SUBFORNITURA INTRODUCONO NEL NOSTRO ORDINAMENTO UN NUOVO PRINCIPIO:
ìIl contratto, anche quello concluso tra operatori commerciali, diviene oggetto di controllo per quanto attiene allíequilibrio tra le prestazioniî.
La stessa direttiva infatti prevede la possibilit‡ di uníazione inibitoria preventiva relativamente alle condizioni contrattuali stabilite per uso generale (art. 3 par. 5).
Nozione di ABUSO nella direttiva comunitaria.
La direttiva , al considerando 19, si propone di proibire líabuso della libert‡ contrattuale in danno del creditore.
Ricorre líipotesi di abuso sia nel caso in cui líaccordo abbia lo scopo obiettivo di procurare al debitore liquidit‡ aggiuntiva a spese del creditore, sia nel caso in cui líappaltatore principale imponga ai propri subappaltatori o fornitori termini di pagamento ingiustificati rispetto ai termini di pagamento a lui concessi.
Si tratta di una nozione di abuso del diritto che, in questo caso, incide sulla struttura contrattuale, comportandone la nullit‡ o la riconduzione del contratto ad equit‡ per intervento del giudice.
Líaspetto maggiormente dissuasivo della direttiva quanto ai termini di pagamento Ë costituito dalla previsione di interessi di mora alquanto elevati, in misura superiore a quella prevista dallíart. 1284 c.c., salva la possibilit‡ di prevedere negozialmente la misura degli interessi.
Tra i commentatori cíeí chi ritiene che, stante la ratio della direttiva, gli interessi previsti contrattualmente non potrebbero essere meno elevati di quelli previsti dalla direttiva stessa. Altri ritengono che possano essere meno elevati purchÈ líaccordo sugli interessi non risulti gravemente iniquo.

3. AMBITO DI APPLICAZIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO N.231/2002
Ogni transazione commerciale che comporti il pagamento di un corrispettivo.
Per transazione commerciale si intende ìqualsiasi contratto, comunque denominato, tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi, contro il pagamento di un prezzoî.
Le pubbliche amministrazioni e gli appalti di lavori pubblici. LíAutorit‡ per la vigilanza sui lavori pubblici aveva ritenuto che poichË la direttiva 2000/35/CE si occupava soltanto di transazioni commerciali aventi ad oggetto la consegna di beni e la prestazione di servizi, gli appalti di lavori pubblici esulassero dal campo di applicazione della direttiva (determinazione n. 5/2002 del 27 marzo 2002).
Il decreto legislativo non dice nulla in proposito e quindi alcuni dubbi permangono. Taluni autori sostengono che anche i ritardi di pagamento negli appalti di lavori pubblici siano inclusi, posto che proprio i criteri di cui alla direttiva Ce sui lavori pubblici n. 93/37 sono stati utilizzati per definire le amministrazioni pubbliche di cui alla direttiva sui ritardi nei pagamenti. Inoltre, in Francia, in sede di trasposizione della direttiva, tali appalti sono stati ricompresi.
Il decreto si applica sicuramente alle categorie professionali.

3.1. ESCLUSIONE DELLíAMBITO DI APPLICAZIONE:
1) debiti oggetto di procedure concorsuali, in cui il debitore inadempiente Ë privato dellíamministrazione e della disponibilit‡ dei beni (artt.46 e 55 l. fall.).
2) I pagamenti di interessi inferiori a cinque Euro, stante líesiguit‡ stessa di tali pagamenti.
3) Pagamenti la cui disciplina si ritrova nei titoli di credito
4) Pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno o di penale. Sono esclusi i pagamenti effettuati dalle compagnie di assicurazioni per risarcire i danni relativi ad infortuni e sinistri occorsi.?
Líart 2 del D.lgs. 231/2002 non lo dice, ma dovrebbero essere esclusi, come lo sono in altri paesi tra cui Francia e Gran Bretagna.

4. I termini di pagamento nella prassi e nellíordinamento italiano
Dun & Bradstreet, VEDI; oppure commenta tabelle. (Interessante il dato relativo ai Paesi scandinavi, dove non vengono registrati ritardi nei pagamenti a fronte dei tempi molto lunghi delle imprese italiane (tempi di pagamento contrattuali compresi tra 60 e 120 gg e ritardi medi di 17 gg..
5. La tutela giudiziale del credito nel nostro ordinamento.
Nel nostro ordinamento il creditore insoddisfatto puÚ agire nei confronti del debitore inadempiente, principalmente, in due modi:
1) chiedendo la risoluzione del contratto che mira a riportare la situazione nello stato antecedente alla conclusione del contratto non adempiuto. Molte volte, tale rimedio puÚ non soddisfare il creditore perchÈ intanto ha gi‡ effettuato la fornitura ed i beni possono essersi gi‡ consumati o ne Ë economicamente inutile la restituzione;
2) líadempimento del contratto e quindi il pagamento del corrispettivo pattuito. In questo caso, si presuppone che líaltra parte sia disponibile al pagamento o abbia un patrimonio suscettibile di essere colpito da uníazione esecutiva, di solito lunga e costosa, di recupero crediti. Tale tutela puÚ apparire ancora pi? difficile quando il debitore sistematicamente non adempie ai propri obblighi commerciali e puÚ essere poco conveniente per le piccole imprese quando i crediti non sono di grande entit‡.
Lo strumento normalmente pi? utilizzato nella pratica per il recupero crediti Ë il decreto ingiuntivo che permette, se controparte non presenta opposizione nei termini ordinari di 40 giorni (suscettibili di abbreviazione), di ottenere un titolo esecutivo per aggredire il patrimonio del debitore ed ottenere coattivamente il soddisfacimento del credito.
Per poter ottenere un decreto ingiuntivo, Ë necessario che il creditore agisca per un credito relativo a somme di denaro, o ad una quantit‡ di cose fungibili o a cose determinate. Tale credito deve essere certo, liquido ed esigibile, la cui esistenza possa venir provata per iscritto (tramite fatture, scritture contabili, ecc.).
Comunque, tale strumento, come gi‡ accennato consente una tutela abbastanza rapida perchÈ basata su un accertamento sommario e sullíesistenza di documenti giustificativi del credito, a condizione che: 1) non sia opposto da controparte, altrimenti si instaura una ben pi? lunga ed onerosa causa ordinaria; 2) il debitore sia solvibile e quindi uníeventuale e conseguente azione esecutiva (anche nelle more del giudizio, se il giudice concede la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo) possa essere vittoriosamente portata a compimento.
Quanto riportato, costituisce a grandi e sommarie linee, una rassegna dei principali modi di tutela del creditore nel nostro ordinamento.
Le novit‡ introdotte nel nostro ordinamento dal decreto legislativo 231/2002, derogano in parte al codice civile e permettono una tutela non diversa nei metodi ma ìmonetariamenteî pi? elevata. CiÚ dovrebbe costituire un disincentivo per quelle imprese che pagano normalmente in ritardo o non pagano.
In particolare, si stabilisce che gli interessi moratori cominciano a decorrere automaticamente dalla scadenza del termine previsto da contratto. In difetto di termine pattizio, gli interessi moratori decorrono dopo trenta giorni dal ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi ovvero dal ricevimento della fattura o di una richiesta equivalente di pagamento, qualora queste siano successive allíesecuzione delle suddette prestazioni (artt. 3 e 4 del D. Lgs. 231/2002). Tali norme costituiscono una parziale deroga ( rectius, una specificazione) dei principi civilistici in materia.

5.1 NORME CIVILISTICHE RELATIVE AL PAGAMENTO DI CREDITI
In generale e salvo che il termine sia stabilito a suo favore, il creditore puÚ esigere la prestazione soltanto allo scadere del termine per líadempimento della controparte.
Líart. 1183 c.c. stabilisce che se non Ë determinato il termine per líadempimento, il creditore puÚ esigere la prestazione immediatamente, salvo un termine sia imposto dagli usi o dalla natura del contratto o per il modo o il luogo dellíesecuzione. In mancanza di accordo sul termine, questo Ë deciso dal giudice.
Normalmente, il debitore inadempiente deve essere costituito in mora dal creditore, mediante intimazione scritta. La costituzione in mora produce i seguenti effetti:
a) perpetuatio obligationis (líimpossibilit‡ sopravvenuta della prestazione non libera il debitore)
b) pagamento interessi moratori nelle prestazioni pecuniarie (senza provare il danno)
c) interruzione della prescizione
Al riguardo, líart. 1219, n.3) del codice civile, stabilisce che non Ë necessaria la costituzione in mora se il termine di pagamento di somme Ë scaduto e questíultimo doveva essere effettuato al domicilio del creditore (c.d. mora ex re). Tuttavia, la costituzione in mora Ë generalmente necessaria per crediti nei confronti della P.A debitrice., dato che normative speciali e/o contratti prevedono generalmente il pagamento del creditore presso la tesoreria della P.A.. Inoltre, la stessa P.A. tende ad eccepire giudizialmente líesistenza del forum destinatae solutionis relativo alla propria sede.

5.2. Il D. lgs. 231/2002
Ai sensi del D. lgs. 231/2002, non Ë in ogni modo necessaria la costituzione in mora del debitore e gli interessi decorrono automaticamente dal giorno successivo fissato per il pagamento di somme di denaro. In mancanza di un accordo sui termini, le eventuali incertezze o controversie relativamente a questi ultimi sono eliminate in radice, perchÈ vengono introdotti specifici termini di pagamento (artt. 3 e 4 D.lgs. 231/2002).
Infine, gli interessi da corrispondere non sono calcolati sulla base del tasso legale ma di un tasso superiore, fissato in misura pari al tasso di interesse del principale strumento di rifinanziamento della Banca centrale europea maggiorato di almeno sette punti percentuali (salvo che il contratto disponga diversamente). Attualmente, tale misura corrisponde al 10,25% del tasso annuo (che sfiora, quindi, il tasso usurario). Inoltre, si aggiunge il diritto del creditore di esigere un risarcimento ragionevole per tutti i costi di recupero causati dal ritardo e quindi anche per spese legali extragiudiziali. In conclusione, le nuove norme semplificano le regole civilistiche sullíadempimento delle obbligazioni pecuniarie, in mancanza di accordo tra le parti o di sua nullit‡ (si veda pi? innanzi sulla nullit‡ delle condizioni ìiniqueî di contratto), prevedendo termini automatici decorsi i quali sono dovuti interessi moratori, stabiliti a tasso superiore a quello ordinario, prevedendo altresÏ in modo esplicito la possibilit‡ di ottenere il risarcimento dei costi di recupero.

5.2.1. TERMINI IN MANCANZA DI ACCORDO TRA LE PARTI O SUA NULLITAí (ART. 4, COMMI 3 E 4):
? 30 GIORNI DAL GIORNO IN CUI IL DEBITORE RICEVE LA FATTURA O DOCUMENTO ANALOGO;
? 30 GIORNI DAL RICEVIMENTO DELLE MERCI O DALLA PRESTAZIONE DEI SERVIZI:
v SE Eí INCERTA LA DATA DEL RICEVIMENTO DELLA FATTURA O DI UN DOCUMENTO ANALOGO;
v SE LA DATA DEL RICEVIMENTO DELLA FATTURA O DEL DOCUMENTO EQUIVALENTE Eí ANTERIORE AL RICEVIMENTO DELLE MERCI O ALLA PRESTAZIONE DEI SERVIZI.

5.2.2. TERMINI RELATIVI AI PRODOTTI ALIMENTARI DETERIORABILI
Prodotti deteriorabili: elenco del Ministro delle attivit‡ produttive. Sino allíentrata in vigore di tale decreto, i prodotti deteriorabili sono individuati dallíelenco del Ministro della sanit‡ in data 16/12/1993 (pubblicato in G.U. n. 303 del 28/12/1993).
TERMINE DI PAGAMENTO A 60 GIORNI :
? DALLA CONSEGNA O RITIRO DELLE MERCI
In questo caso, líinteresse dovuto Ë aumentato di altri due punti percentuali rispetto a quello stabilito dallíart. 4 comma 2.(INDEROGABILE)
Se un termine di pagamento di meno di 60 giorni Ë convenuto tra le parti, alcuni autori ritengono che le stesse possano convenire un tasso di interesse minore di quello previsto dalla legge.

5.2.3. RISARCIMENTO COSTI E SPESE SOSTENUTI PER IL RECUPERO DEL CREDITO
? Spese e costi, comunque rispondenti a principi di trasparenza e proporzionalit‡ possono essere risarciti dal debitore
? La determinazione di tali costi puÚ avvenire anche in base a tariffe forensi in materia stragiudiziale.
? Ai sensi degli artt. 1223 e 1224 c.c. il creditore puÚ tuttavia richiedere il risarcimento del maggior danno subito in conseguenza del ritardo nel pagamento, danno che non risulta coperto dalla maggiorazione dellíinteresse di cui allíart. 4 del decreto.

5.2.4. NULLITAí DEGLI ACCORDI GRAVEMENTE INIQUI, IN DANNO DEI CREDITORI. LEGITTIMAZIONE AD AGIRE DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA.
Líaccordo gravemente iniquo per il creditore Ë nullo, salvo il potere del giudice, anche díufficio, di applicare la disciplina legale o ricondurre ad equit‡ il contenuto dellíaccordo. (art. 7 D.lgs. 231/2002).
Quale Ë líaccordo gravemente iniquo?
Líart. 3 comma 3 e líart. 7 del D,.lgs. 231/2002 considerano come gravemente iniqui gli accordi:
? che, senza, giustificate ragioni obiettive, siano principalmente finalizzati a procurare al debitore liquidit‡ aggiuntiva a spese del creditore;
? In cui líappaltatore o il subappaltatore principale impongano ai propri fornitori o subfornitori termini di pagamento ingiustificatamente pi? lunghi rispetto ai termini di pagamento ad esso concessi.
? Che siano squilibrati gravemente a favore del debitore, in base alla corretta prassi commerciale, alla natura della merce o dei servizi oggetto del contratto, alla condizione dei contraenti, ai loro rapporti commerciali.
Tale disciplina solleva perplessit‡: cosa si intende per corretta prassi commerciale? Per De Marzo e Timoteo, si intende la prassi commerciale riferita alla ìgeneralit‡ dei contratti conclusi da parti con potere contrattuale sostanzialmente equivalenteî.
Tali parametri richiamano le norme relative ai criteri di valutazione della sussistenza dellíabuso di dipendenza economica (art. 9 legge 18 giugno 1998, n. 192) o la definizione di gross disparity contenuta nellíart. 3.10 dei principi UNIDROIT:
ìA party may avoid the contract or an individual term of it if, at the time of the conclusion of the contract, the contract or term unjustifiably gave the other party an excessive advantage. Regard is to be had, among other factors, to (a) the fact that the other party has taken unfair advantage of the first partyís dependence, economic distress or urgent needs, or of its improvidence, ignorance, inexperience or lack of bargaining skill, and (b) the nature and purpose of the contract.î
In senso pi? generale si rif‡ alla nozione oggettiva di abuso di posizione dominante di cui allíartt. 82 del Trattato CE e 2 e 3 della legge 287/1990 che, perÚ, si limita a sanzionare le imprese che, su un dato mercato detengono una posizione dominante e ne abusino.

5.2.5. Ruolo delle associazioni di categoria.
Come ormai sempre pi? in voga, quando si tratti di prevenire e sanzionare un atteggiamento commerciale diffuso che possa nuocere ad una serie di operatori economici o consumatori ( si pensi allíart. 1469sexies c.c.), líart. 8 d. lgs. 231/2002 assegna alle associazioni di categoria, questa volta degli imprenditori, un ruolo di tutela collettiva.
Le associazioni di categoria degli imprenditori presenti nel consiglio nazionale dellíeconomia e del lavoro (CNEL), prevalentemente in rappresentanza delle medie e piccole imprese di tutti i settori produttivi, sono legittimate ad agire, a tutela degli interessi collettivi, attraverso azione al giudice volta ad:
i) accertare la grave iniquit‡ delle clausole contrattuali relative alle condizioni di pagamento;
ii) adottare le misure idonee a correggere o eliminare i danni prodotti dalle violazioni cosÏ accertate;
iii) ordinare líeventuale pubblicazione del provvedimento sulla stampa.
La tutela inibitoria Ë esperibile soltanto dalle associazioni di categoria ufficialmente legittimate perchÈ presenti nel CNEL, ad eccezione quindi di tutte le altre.
Inoltre, tale forma di tutela Ë esperibile anche in forma preventiva, quando, cioË, le condizioni generali siano state predisposte o anche consigliate agli aderenti da parte di altre associazioni di categoria imprenditoriali, ma non siano state ancora utilizzate. CiÚ Ë stato ribadito dalla recente pronuncia C-372/99 del 24 gennaio 2002 della Corte di giustizia comunitaria, con riferimento alla direttiva 93/13/CEE. Tuttavia, occorre rilevare come, la tutela di urgenza prevista a favore delle associazioni di categoria sia, nella pratica delle corti, alquanto difficile da ottenere, tra líaltro, perchÈ le condizioni per la concessione di tali provvedimenti non sono facili da soddisfare quando la richiesta pervenga non dalla parte direttamente lesa, ma da un ente che rappresenta gli interessi di associati. Inoltre, il requisito dellíurgenza (periculum in mora) non Ë sempre ravvisabile, in special modo, con riferimento a situazioni dove un danno in concreto non si Ë ancora verificato e potrebbe in ipotesi non verificarsi. Comunque, se il provvedimento inibitorio Ë concesso e la parte destinataria dello stesso Ë inadempiente, il giudice puÚ comminare una penale da euro 500 a euro 1100 per ogni giorno di ritardo, tenuto conto della gravit‡ del fatto.

5.2.6. LE NOVIT¿ RELATIVE AL RECUPERO CREDITI CON PARTI ESTERE
Nuovo art. 633 c.p.c. Eí possibile il decreto ingiuntivo anche con parti la cui notifica deve essere effettuata allíestero. Vengono stabiliti i nuovi termini per líopposizione delle parti a cui sia stato notificato il decreto allíestero (50 gg. ordinari quando il decreto sia notificato a residenti UE, 60 gg..quando il decreto sia notificato a parti extraUE).
Viene consentita la provvisoria e parziale esecuzione del decreto ingiuntivo opposto limitatamente alle somme non contestate, salvo che líopposizione sia proposta per vizi procedurali. La giurisprudenza escludeva la parziale provvisoria esecuzione del decreto opposto, in quanto il potere di rendere esecutiva líingiunzione per una somma minore non Ë esplicitamente riconosciuto dal codice di rito e líeventuale provvedimento concesso al riguardo assumerebbe natura di sentenza (ex plurimis, Cass., sent. 7 luglio 1976, n. 2549 e Cass. sent. 21 maggio 2001, n. 6901).
La parziale esecuzione, introdotta dallíart. 9 del D.lgs. 231/2002, a modifica dellíart. 648 c.p.c. riecheggia líordinanza ex art. 186bis c.p.c. in base al quale, fino allíudienza di precisazione delle conclusioni, il giudice puÚ disporre su istanza di parte il pagamento delle somme non contestate dalle altre parti costituite.
Tuttavia, in pratica, tale modifica potrebbe non assumere rilevanza pratica, posto che la giurisprudenza prevalente tende ad escludere la concessione della provvisoria esecuzione quando líopposto presenti le contestazioni al pagamento, indipendentemente dalla loro fondatezza. Le norme relative alla procedura monitoria sono entrate in vigore il 7 novembre 2002 (quindici giorni dopo la pubblicazione sulla G.U. del d. lgs. 231/2002, avvenuta il 23 ottobre 2002). Quindi, anche per crediti nei confronti di parti estere relativi a contratti conclusi prima dellí8 agosto 2002 Ë possibile ottenere la tutela monitoria.
CiÚ in quanto líapplicazione delle norme procedurali Ë informata al principio tempus regit actum e la modifica al codice di procedura ha portata generale.

5.2.7. CENNI ALLA SUBFORNITURA E ALLA RISERVA DI PROPRIETAí
Il d.lgs. 231/2002 ha modificato il tasso di interessi previsto dallíart. 3 comma 3 della l. 192/1998, uguagliandolo a quello previsto dallíart. 5 del decreto lgs. 231/2002.
La legge sulla subfornitura ed il decreto sui ritardi di pagamento non sono stati coordinati. La legge sulla subfornitura, infatti, disciplina espressamente i casi in cui le parti possano adottare negozialmente termini di pagamento pi? lunghi, mentre il d.lgs. stabilisce in modo pi? generico che il limite allíaccordo delle parti Ë rappresentato dalla grave iniquit‡ dello stesso.
Quanto alla riserva di propriet‡, le novit‡ sono molto significative e si aggiungono alle disposizioni dellíart. 1523 c.c..
Si tratta dellíart. 11 del D. lgs. 231/2002, che di fatto meglio precisa i contenuti dellíart.1524 cc. Questíultimo, infatti, gi‡ stabiliva che la riserva della propriet‡ Ë opponibile ai creditori del compratore solo se risulta da atto scritto avente data certa anteriore al pignoramento. Ora la legge prevede che nei contratti di fornitura con riserva della propriet‡ detta riserva, per essere opponibile ai creditori dellíacquirente (che hanno interesse a dimostrare che i beni sono di propriet‡ di questíultimo e dunque da loro ìaggredibiliî), deve essere confermata nelle singole fatture delle successive forniture di beni, aventi data certa anteriore al pignoramento e regolarmente registrate nelle scritture contabili (non Ë dunque sufficiente la previsione generale della riserva di propriet‡ contenuta nel contratto di fornitura).