Comunione e separazione dei beni: i pro ed i contro di una scelta importante

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Il ìregime patrimoniale della famigliaî, che disciplina, appunto, la cosiddetta comunione o separazione dei beni Il matrimonio, civile o concordatario che sia, impone ai coniugi molte scelte: di notevole importanza sono quelle che vengono ricomprese nel termine generale di ìregime patrimoniale della famigliaî, quello che disciplina, appunto, la cosiddetta comunione o separazione dei beni. Il sistema Ë stato radicalmente modificato nel 1975, con la legge n. 151: il codice civile, in origine, stabiliva che, se i coniugi non disponevano altrimenti, il regime normale era quello della separazione dei beni. La legge 151, quella che ha riformato il diritto di famiglia, ha ribaltato completamente la norma, introducendo una diversa e pi? equilibrata visione del nucleo famigliare ed una maggior tutela a favore del coniuge pi? debole, ovvero la moglie: stabilisce líart. 159 del codice, infatti, che ìil regime patrimoniale legale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione (Ö) Ë costituito dalla comunione dei beniî. Pertanto, se i coniugi non decidono altrimenti (facendo annotare ìa margine dellíatto di matrimonioî ovvero ricorrendo successivamente al notaio, le diverse convenzioni matrimoniali) il regime patrimoniale sar‡ quello della comunione dei beni. Quali sono, nella pratica, le differenze tra i due regimi? Nel caso della comunione legale, tutti gli acquisti effettuati dai coniugi (anche separatamente) dopo la celebrazione del matrimonio, diventano di propriet‡ comune di entrambi (cioË per il 50% ciascuno). Restano in particolare fuori della comunione (ossia, ìbeni personaliî: art. 179 c.c.) i beni di propriet‡ ci ciascun coniuge precedenti al matrimonio e quelli ricevuti per successione o donazione. Facciamo degli esempi: in caso di comunione, líauto comprata dal marito (o dalla moglie) e intestata solo a questíultimo Ë, in realt‡, di propriet‡ al 50% per ciascuno dei coniugi. Lo stesso discorso vale per líacquisto della casa (ma non se la casa Ë ereditata: i beni pervenuti a seguito di successione, abbiamo visto che non cadono in comunione). Attenzione, perÚ: il bene cade in comunione anche se nellíatto di compravendita viene menzionato come acquirente solo uno dei due coniugi (la casa ìintestataî al marito, se rogitata dopo la celebrazione del matrimonio, Ë per il 50% di propriet‡ della moglie). Potrebbe sembrare una questione da poco, ma líimportanza della scelta emerge in tutta la sua rilevanza nel caso in cui si verifichi un ìpatatracî. Ad esempio: cosa succede in caso di separazione coniugale? Oppure in caso di debiti accumulati da uno solo dei coniugi? Trattandosi di bene in compropriet‡, il coniuge separato potr‡ pretendere la liquidazione della sua quota, e il creditore di uno dei coniugi potr‡ rivalersi solo sul 50% del bene. Per quanto riguarda líordinaria amministrazione dei beni in comunione, líart. 180 c.c. stabilisce che le scelte spettano disgiuntamente a ciascun coniuge, mentre per gli atti pi? rilevanti (vendita, procedimenti giudiziali e simili) líamministrazione Ë congiunta (serve la firma di tutti e due). Passiamo ora alla separazione dei beni nella quale, chiaramente, succede líesatto opposto: ciascuno dei coniugi conserva la titolarit‡ esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio e li amministra per conto proprio (artt. 215-217 c.c.). Si tratta di una scelta non ottimale nellíottica del legislatore che, appunto, ha imposto quello della comunione legale come regime ordinario, in quanto pi? consono alla visione di assoluta e completa comunione materiale e spirituale che si dovrebbe realizzare tra marito e moglie (tanto da poter essere considerati, in alcuni casi, come una persona sola). La scelta della separazione dei beni Ë sicuramente pi? conveniente nel caso in cui uno dei due coniugi abbia, ad esempio, uníattivit‡ imprenditoriale, in cui Ë possibile incorrere in ìdisavventure economicheî: eventuali creditori del marito potrebbero rifarsi solo su ìmezzaî casa. Per contro, la scelta della comunione sarebbe pi? rispondente alla visione tradizionale della famiglia, nella quale marito e moglie condividono tutte le gioie e tutte le difficolt‡ della vita. A questo punto, perÚ, entriamo in un terreno delicato, nel quale líavvocato non ha diritto di parola, ma ogni decisione spetta alle convinzione pi? intime e profonde ed al cuore di ogni singola persona.