Il rapporto di coppia: un legame a volte troppo difficile da sciogliere

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Con l’aiuto della psicologia, cerchiamo di capire cosa accade a livello emotivo tra due coniugi che si separano.
Dall’ultimo numero di Psicologia Contemporanea un’attenta analisi della “fine della relazione”: all’origine di tensioni e reciproca dipendenza anche fattori fisiologici.Rompere una relazione non Ë facile, neppure quando si Ë stati traditi ed umiliati e si Ë, quindi, arrabbiati e delusi. Anna Oliverio Ferraris, sul numero 179 di Psicologia Contemporanea , esamina cosa accade tra due persone che decidono di lasciarsi dopo una seria relazione.
“La dipendenza emotiva dal partner che si instaura nel corso di una convivenza non finisce a comando. Molte coppie, pur litigando e soffrendo, non riescono a realizzare una separazione definitiva. Hanno sempre un preteso per contattarsi, ritrovarsi, rinfacciarsi torti, farsi la guerra”.
Secondo il sociologo Robert Weiss il tempo necessario per spezzare definitivamente il legame sorto tra due persone che sono state legate da un rapporto sentimentale stabile Ë molto lungo, tanto che, anche dopo la separazione fisica, tra i due soggetti permane un attaccamento inconscio per un apprezzabile periodo di tempo.
Da qui i molti casi che siamo costretti a vedere spesso, nei quali uno dei due ex coniugi (o, meno spesso, anche entrambi) continua ad intromettersi nella vita dell’altro, non accettando di fatto la recisione del rapporto: i rapporti con i figli, il sorgere di una nuova relazione, l’amministrazione di beni comuni, la gestione del budget , diventano tutti pretesti per mantenere una forma di vigilanza e controllo sull’ex partner .
All’origine di questa palpabile difficolt‡ a sciogliere definitivamente i precedenti legami, ci sarebbe anche una spiegazione fisiologica: a detta dello psichiatra Michael Liebowitz, l’attaccamento che lega i partner sarebbe all’origine di “sentimenti di sicurezza e di stabilit‡ a cui Ë difficile rinunciare di punto in bianco”.
Tali sentimenti sarebbero alla base di una maggior produzione di endorfine, sostanze naturali simili alla morfina, che calmano la mente.
“La fine della relazione – scrive la professoressa Ferraris – comporta delle modifiche nell’umore, nelle abitudini e perfino nella chimica del cervello, cosicchÈ prima di trovare un nuovo equilibrio bisogna affrontare un periodo di transizione pi? o meno lungo, pi? o meno tormentato e caratterizzato da fasi successive”.
Vengono, a tal proposito, individuate tre distinte “fasi”.
Durante la prima, nell’immediatezza della separazione, si ripensa al passato, ai momenti belli ed a ciÚ che non funzionato; nella seconda fase le emozioni vengono elaborate, chiarendosi tutta le vicenda e riuscendo cosÏ a “raccontarla”; nella terza i fatti vengono definitivamente accettati e “messi da parte”. Solo a questo punto si puÚ dire che la persona ricomincia a vivere.
I tempi per superare tutto ciÚ, ovviamente, variano da soggetto a soggetto, da storia a storia.
Quel che Ë certo Ë che, nello svolgere quotidianamente il nostro lavoro, dobbiamo sempre pensare che ogni “pratica”, in realt‡, racchiude la vicenda umana di pi? persone, nella vita delle quali, per un periodo a volte non breve ed in un momento certamente cruciale, noi avvocati entriamo prepotentemente.
Cerchiamo, almeno, di farlo con la dovuta attenzione.

Alberto Teso