Testamento e successioni

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La libert‡ di disporre dei propri beni Ë un diritto irrinunciabileGli articoli 536 e seguenti del codice civile individuano la categoria dei cosiddetti ìlegittimariî, che sono quegli eredi cui, in ogni caso, deve andare qualche cosa dopo la morte dellíereditando (cosÏ si chiama colui che, morendo, lascia dei beni in eredit‡). Presupposto necessario affinchÈ queste norme trovino applicazione Ë che ci sia effettivamente qualche cosa da dividere tra gli eredi: se non cíË nulla, non cíË successione. In sostanza, la nostra legge prevede che finchÈ una persona Ë in vita puÚ liberamente vendere o disporre in qualunque altro modo dei propri beni (con il solo limite della sanit‡ mentale, questo Ë ovvio). Solo al momento della morte interviene il legislatore, stabilendo che almeno una parte dei beni che si trovavano ancora nel patrimonio della persona stessa allíatto del decesso debbono necessariamente andare, in proporzioni rigidamente determinate, ai citati ìlegittimariî. Questi sono il coniuge, i figli o, eventualmente, i loro discendenti, e gli eventuali ascendenti ancora in vita. Non altri: fratelli e sorelle, cognati, suoceri e cosÏ via non hanno alcuna garanzia di ricevere qualcosa. In che modo il legislatore (che era quello del 1942 e sapeva scrivere le leggi) ha disposto che si proceda? Molto semplice. Se il genitore, morendo, lascia un solo figlio, a questi Ë destinata almeno la met‡ del patrimonio esistente al momento della morte; se i figli sono pi?, ad essi Ë riservata la quota di due terzi, da dividersi in parti uguali; se concorrono alla successione il coniuge ed un figlio, a ciascuno dei due deve essere garantito almeno un terzo dellíeredit‡. E cosÏ via. Questo significa che con il testamento (e, come vedremo, con eventuali donazioni effettuate in vita) ogni persona Ë libera di disporre solo per una parte del suo patrimonio, essendo la quota maggiore riservata ai parenti prossimi. Pertanto, mentre una persona Ë in vita Ë libera di fare quello che crede con i beni di sua propriet‡, ma potr‡ disporre per testamento (cosiddetta ìquota disponibileî) solo di un terzo di quanto rimarr‡ al momento della sua scomparsa, essendo i due terzi riservati in ogni caso ai figli. Attenzione bisogna fare alle donazioni, il cui valore va in ogni caso computato per determinare líasse ereditario (cioË líinsieme dei beni che cadono in successione): in sostanza, disporre per donazione o per testamento Ë, agli effetti della successione, praticamente la stessa cosa, rientrando i beni che si possono donare in vita nella quota disponibile. I figli, quindi, potranno avere qualcosa da dire solo in ordine ai beni rimasti dopo la scomparsa del padre ed a quelli donati dallo stesso quando era in vita, al fine di calcolare se quanto lasciato per testamento o donato ad altri rientra o meno nella quota disponibile.