Passeggiate in campagna: diritti di passaggio e propriet‡ privata

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Accesso ai fondi tra libert‡ costituzionali e rispetto della prorpiet‡ privataìLa propriet‡ privata Ë riconosciuta e garantita dalla leggeî, come sancisce líart. 42 della costituzione, come pure ìinviolabileî Ë il domicilio (art. 14 della Costituzione). Per converso, esiste anche il diritto di ìcircolare liberamenteî in tutto il territorio italiano (art. 16), come pure innegabile Ë il sacrosanto diritto di ciascuno di gironzolare per la campagna in bicicletta. Eí necessario, pertanto, ìcontemperareî (come dicono i giuristi) questi diritti apparentemente antitetici, cioË cercare una forma di equilibrio degli interessi contrapposti coinvolti (nel caso in esame, quello del simpatico lettore di prendere una boccata di aria pulita girando per i campi e quello del contadino di non vedere estranei allíinterno della sua propriet‡). La norma generale prevede che il proprietario del fondo lo puÚ ìchiudereî in qualunque tempo (art. 841 c.c.) cosÏ vietando a chiunque di accedervi. Esiste, poi, una rilevante eccezione (che, a parere di chi scrive, altro non Ë che una specie di retaggio medievale): stabilisce líart. 842 del codice civile che ìil proprietario del fondo non puÚ impedire che vi si entri per líesercizio della cacciaî a meno che il fondo non sia ìchiusoî nei modi previsti dalla legge (ad esempio, vi siano delle colture in atto: la questione Ë disciplinata dalla ìlegge sulla cacciaî, numero 157 del 11 febbraio 1992). Per líesercizio della pesca, prevede líultimo comma del citato articolo, ìoccorre il consenso del proprietario del fondoî. Tranne casi particolari, quindi, il cacciatore puÚ entrare liberamente nel terreno di chiunque (ovviamente armato di tutto punto) ed il pescatore ha quasi altrettanta libert‡. Che dire del raccoglitore di ìbruscandoiî? La logica suggerirebbe di dire che, se nel fondo puÚ passeggiare una persona armata e pronta a sparare, tanto meglio avrebbe diritto di transito chi si limita a cogliere fiori o erbe selvatiche. Purtroppo, perÚ, le cose non stanno cosÏ. Attualmente, il diritto di libero accesso ai fondi (non chiusi) Ë riconosciuto solo ai cacciatori, proprio in quanto Ë lo stesso codice civile a stabilirlo, mentre non si dice nulla in relazione ai raccoglitori di funghi, ai collezionisti di farfalle e quantíaltri amerebbero gironzolare liberamente per la campagna. La conclusione, pertanto, Ë molto semplice, anche se un poí spiacevole: se la legge vieta a chiunque di accedere alla propriet‡ altrui, tranne che ai cacciatori (per i quali esiste la norma apposita), significa che il divieto vale per tutti gli altri. La Corte di Cassazione, a quanto mi risulta, non si Ë mai occupata della questione specifica. Ad essere investita di un problema molto simile Ë stata, perÚ, la Corte Costituzionale, cui era stato chiesto di valutare la legittimit‡ del citato articolo 842 del codice, in quanto nel consentire ai cacciatori di accedere a tutti i fondi indistintamente, creava una disparit‡ di trattamento tra i cittadini, in qualche modo ìpenalizzandoî quelli che cacciatori non sono e che, proprio per tale motivo, non possono accedere alla propriet‡ altrui. Con sentenza del 25 marzo 1976, n. 57, la Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimit‡ dellíarticolo in questione nella parte in cui non attribuisce analoga facolt‡ di ingresso ai campi coltivati agli amanti del bird-watching. Il legislatore, in pratica, Ë libero di fissare volta per volta i limiti allíesercizio del diritto alla propriet‡ privata, per cui sarebbe necessaria una legge apposita per consentire ai non cacciatori di accedere ai campi altrui.