Debiti altrui e responsabilit‡ del convivente

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Se l'Ufficiale Giudiziario bussa alla porta di casa per un debito di uno degli occupanti, cosa succede?Eí principio fondamentale del nostro ordinamento che dei debiti ognuno risponde con il proprio patrimonio, senza che possano essere coinvolti terzi estranei ed inconsapevoli. Un problema, perÚ, Ë cagionato non da una norma sostanziale, ma da una scelta procedurale. I beni materiali vengono tradizionalmente distinti in immobili e mobili: i primi sono quelli che, brevemente, sono incorporati al terreno (e che, come tali, non si possono i linea generale, ìmuovereî), mentre mobili sono tutti gli altri. Eí, pertanto, bene immobile una casa o un campo, mentre sono mobili tutti gli arredi di un appartamento. La legge ha aggiunto a tali due categorie naturali, anche un terza categoria, dei cosiddetti ìbeni mobili registratiî, ossia autoveicoli, aeromobili e natanti: si tratta di beni particolari la propriet‡ dei quali risulta da un registro (pensiamo al PRA), proprio come accade per gli immobili, i quali sono tutti censiti nelle conservatorie dei registri immobiliari. Eí evidente che tutto ciÚ non accade per i beni mobili ìnormaliî: non esiste (nÈ potrebbe materialmente esistere) un registro dal quale si possa sapere chi sia il proprietario una poltrona, di un televisore o di un abito. Al fine di procedere allíesecuzione forzata sui beni del debitore (eseguendo il pignoramento delle sue propriet‡, da far vendere cosÏ allíasta per soddisfare i creditori) la legge ha distinto le modalit‡ di procedura dellíUfficiale Giudiziario a seconda della natura del bene da pignorare. Pertanto, se si tratta di beni immobili o di mobili registrati, creditore ed Ufficiale Giudiziario possono sapere con certezza chi sia il proprietario di un determinato bene: basta una visura al PRA per uníautomobile od un controllo in conservatoria per un immobile. Ma per i mobili come si fa? Il legislatore ha adottato un presunzione: i beni mobili si presumono di propriet‡ di chi li utilizza, per cui sta al terzo che si afferma proprietario dimostrare il suo titolo. Sulla base di tale presunzione, bene ha fatto líUfficiale Giudiziario a pignorare i beni rinvenuti presso la residenza del debitore (art. 513 c.p.c.), in quanto líUfficiale non sa se i beni in questione siano di propriet‡ del debitore o del proprietario della casa che lo ospita. Star‡ al terzo che si ritiene proprietario dimostrare il proprio titolo di propriet‡. Tale prova, perÚ, non Ë semplice. Líart. 621 del codice di procedura civile pone un limite alla prova testimoniale, che in linea generale non Ë ammessa nel caso in cui i beni pignorati siano stati rinvenuti nella casa occupata dal debitore: questo significa che non basta la parola dei genitori della lettrice a dimostrare il loro titolo di propriet‡, ma serve un documento, che deve avere una data ìcertaî anteriore al pignoramento stesso. Il motivo Ë evidente: sarebbe troppo semplice paralizzare tutte le procedure esecutiva in base alla semplice ìparolaî di un terzo soggetto, magari amico o parente del debitore. Serve il documento scritto e servirebbe, ad essere precisi, anche un contratto che dimostri a quale titolo il debitore utilizzava i beni medesimi (magari un contratto di comodato registrato, con il quale il proprietario da in uso gratuito i beni al debitore). Solo in questo caso il creditore e líUfficiale Giudiziario non potranno procedere oltre.