Banche, prestiti e interessi: cosa Ë successo

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La legge n. 108 del 7.3.96, modificatrice dellíart. 644 del codice penale, che stabiliva il concetto e la sanzione del reato di usuraLa questione dei tassi di interesse prende le mosse dalla legge n. 108 del 7.3.96, modificatrice dellíart. 644 del codice penale, che stabiliva il concetto e la sanzione del reato di usura. In origine, questa norma non dava una definizione chiara del reato, ma si limitava a prevedere come illecito il comportamento di chi, approfittando dello stato di bisogno di una persona, pretendeva a fronte di una data prestazione (ossia: un prestito) interessi od altri vantaggi usurari. Con la legge del 1996 si Ë voluta sostituire questa norma troppo vaga con un principio rigido e predeterminato, definendo come usurario il tasso che supera del 50% il tasso medio praticato dagli Istituti di Credito per i singoli tipi di contratto (mutui, leasing, aperture di credito in conto corrente, sconti commerciali...). In pratica, che significa? Molto semplice: ogni tre mesi il Ministero del Tesoro calcola la media dei tassi applicati dalle banche. Eí usurario (e quindi vietato) il tasso che superi di oltre la met‡ quello medio (esempio: tasso medio del 10%; tasso tollerato sino al 15%; tasso illecito quello superiore). Le conseguenze di tale eventualit‡ (tuttíaltro che remota nella praticaÖ) sono di carattere penale (líusuraio rischia fino a sei anni di galera) e civile: modificando anche líart. 1815 del Codice Civile, la legge sullíusura ha stabilito che se il tasso applicato Ë illegittimo, non sono dovuti interessi di sorta. Attenzione: non si dice (come in precedenza), che gli interessi vengono ridotti per ricondurli ad equit‡, ma si stabilisce che non Ë dovuto proprio alcun interesse! Nella mente del legislatore, probabilmente, la norma avrebbe dovuto scoraggiare i biechi e truci strozzini che imperversano per líItalia, foschi e grifagni personaggi sui quali facilmente (e giustamente!) si era scatenato líastio popolare. La legge, perÚ, non procede per simpatie personali e si Ë visto immediatamente che i primi a fare le spese di questa rigida costruzione non sono stati tanto (o non solo) gli strozzini che prosperano nellíillegalit‡, quanto decine di banchieri in doppiopetto grigio. Ci si Ë accorti, infatti, che i tassi (prima leciti) applicati da molte banche, societ‡ di leasing e simili, superavano il tasso soglia previsto dalla legge. Cause, ricorsi e denunce hanno cominciato a piovere sugli istituti di credito. Ci sono state numerose sentenze che hanno azzerato i tassi di interesse praticati da molte banche e che hanno persino condannatogli istituti di credito a restituire quanto incassato in pi? rispetto al capitale dato in prestito. Pressati dai ricorsi dei debitori, che hanno visto nella nuova legge uno spiraglio per rifarsi sugli odiati istituti di credito (che, come diceva mio nonno, sono come líombrello: quando piove non lo trovi mai, mentre gli altri giorni ce líhai sempre tra i piedi), i Giudici italiani stanno letteralmente demolendo líimpianto contrattuale che stava alla base dei vecchi prestiti bancari. Da ultimo, con la sentenza n. 14899/2000, la Corte di Cassazione ha ribadito che la legge n. 108/96 si applica anche ai contratti stipulati prima dellíentrata in vigore della legge stessa (affermazione non nuova, a dire il vero, in quanto gi‡ insita, ad esempio, nelle sentenze nn. 1126/00 e 5286/00), nel senso che líobbligazione di restituzione del capitale pi? gli interessi, assunta dal debitore, ha una esecuzione protratta nel tempo. Se la restituzione Ë successiva al 7 marzo 1996 (data della legge ìantiusuraî) i pagamenti sono illeciti. Quel che rileva, infatti, non Ë la data di stipula del contratto, ma ogni singolo versamento degli interessi: anche se il mio mutuo era precedente al 1996, quando pago le singole rate faccio in qualche modo ìrivivereî il contratto ed il Giudice dovr‡ guardare ad ogni pagamento, per accertare che sia conforme alla legge. Le sentenza n. 14899/00 ha anche sottolineato come il Giudice possa rilevare díufficio la nullit‡ del tasso illegale, con conseguente diritto per il debitore alla restituzione di quanto versato a titolo di interessi. Eí evidente che, se a chiedere la restituzione del ìmaltoltoî sono solo io, poco male. Ma se si muovessero decine di migliaia di persone, cosa potrebbero fare le banche? Il bersaglio del legislatore non erano le banche (ovviamente), ma gli strozzini di cui tanto si Ë occupata la cronaca nera. Nessuno, credo, poteva prevedere quello che sarebbe successo: tutto il sistema creditizio italiano potrebbe entrare in crisi e le banche potrebbero in futuro rifiutarsi di concedere prestiti a tasso fisso (che diventerebbe, come a detto Fazio, sempre un tasso variabile, dovendolo adeguare di continuo al tasso medio praticato dal marcato, in modo da non sforare nellíinteresse illegale). La macchina della Giustizia Ë come un elefante, lento e un poí tardo a muoversi, ma quando prende il via Ë quasi impossibile arrestarla e travolge tutto quanto, nel bene e nel male, si trova sulla sua strada.