Ultimissime dalla Cassazione

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Le piùrecenti pronunce della Corte di Cassazione, di interesse generale.

 

Il risarcimento del danno in favore del lavoratore in caso di risoluzione per clausola nulla del rapporto di lavoro
Nel caso di scioglimento del rapporto di lavoro per iniziativa del datore, fondata sull'esistenza di una clausola risolutiva nulla (perchè contraria a norme imperative), la domanda di risarcimento del danno erroneamente basata dal lavoratore sull'art. 18, comma quinto, della legge n. 300 del 1970 (diretta all'ottenimento dell'indennità sostitutiva della reintegrazione), può essere considerata come azione di risarcimento da illecito contrattuale di diritto comune (con relativo onere probatorio incombente sullo stesso lavoratore attore), poichè restano immutati i fatti dedotti dall'attore nella domanda (cosiddetta "causa petendi") ed il giudice muta soltanto la qualificazione giuridica. (Cassazione civile Sentenza, Sez. lav., 18/10/2006, n. 22342)

L'indennità sostitutiva di preavviso e licenziamento illegittimo
La violazione dell'obbligo di preavviso del licenziamento, stabilito dall'art. 2118 c.c., comporta l'attribuzione della relativa indennità sostitutiva in tutti i casi in cui il licenziamento abbia determinato l'estinzione del rapporto, indipendentemente dal riconoscimento dell'indennità risarcitoria di cui all'art. 8 della legge n. 604 del 1966, con la quale non si prospetta incompatibile. (Cassazione civile Sentenza, Sez. lav., 16/10/2006, n. 22127)

Spamming telefonico
L'invio sistematico di messaggi pubblicitari via Sms da parte di un gestore di telefonia mobile costituisce illegittimo trattamento di dati personali ed integra una condotta illecita, sanzionata ai sensi degli artt. 2043 e 2050 c.p.c., dalla quale nasce l'obbligazione risarcitoria del danno non patrimoniale determinato dalla lesione della privacy del destinatario, danno suscettibile di essere liquidato equitativamente in euro 1.000,00 per ciascun Sms inviato. Questo, in sintesi, il contenuto della sentenza del Tribunale di Latina, sez. dist. Terracina, 19 giugno 2006, n. 252.

Anche col "patteggiamento" si può perdere il diritto ad una licenza commerciale.
Il provvedimento di reiezione di una istanza volta ai fini della voltura di una autorizzazione rilasciata per il commercio su aree pubbliche, può essere giustificata anche dall'applicazione, nei confronti del richiedente, della pena ai sensi dell'art. 444 c.p.p. (c.d."patteggiamento"), ove essa sia intervenuta per reati che la legge (lett. c) dell'art. 5 D.Lgs. n. 114/1995) prende in considerazioni agli effetti della perdita del requisito di idoneità morale per l'accesso all'attività commerciale.
(Consiglio di Stato Sentenza, Sez. VI, 07/09/2006, n. 5181)

Tatuaggio permanente praticato ad un minore senza il consenso dei genitori: Ë lesione dolosa.
Integra il delitto di lesioni personali dolose il praticare sul corpo di una minore, in assenza di valido consenso da parte degli esercenti la potestà genitoriale, un tatuaggio permanente della lunghezza di circa quattro centimetri.
(Cassazione penale Sentenza, Sez. V, 14/12/2005, n. 45345)

Pratiche magiche per (far credere di) conquistare la donna amata: Ë truffa
Commette il delitto di truffa lo pseudo-mago che induce il soggetto passivo a versare una cospicua somma di denaro, facendogli credere che, grazie alle pratiche "magiche", la vittima avrebbe ottenuto i "favori" della donna desiderata.
(Cassazione penale Sentenza 09/11/2005, n. 40799).

Si ha trasferimento d'azienda nei casi di cessione di singole unità produttive dotate di autonomia organizzativa e funzionale
Configura un trasferimento d'azienda la cessione di un insieme di elementi costituenti un complesso organico e funzionalmente adeguati a conseguire lo scopo in vista del quale il loro coordinamento Ë stato posto in essere, sempre che sia stata ceduta un'entità economica ancora esistente la cui gestione sia stata effettivamente proseguita o ripresa dal titolare con le stesse o analoghe finalità economiche.
Cassazione civile Sentenza, Sez. IV, 01/12/2005, n. 26196

Assegnazione della casa coniugale e spese di gestione
In tema di separazione personale, le spese condominiali della casa coniugale gravano sul coniuge assegnatario, poichè il provvedimento giudiziale di assegnazione riveste natura di diritto personale di godimento e non di diritto reale.
La Corte ha anche precisato che l'assegnazione della casa coniugale esonera il coniuge assegnatario esclusivamente dal pagamento del canone per l'uso dell'abitazione, ma non si estende alle spese correlate all'uso, che quindi sono a suo carico, salvo una diversa ed esplicita previsione del giudice in sede di assegnazione.
La Suprema Corte ribadisce invece che l'imposta comunale sugli immobili (ICI) spetta sempre al proprietario dell'immobile, ovvero al titolare di altro diritto reale.
Corte di Cassazione, sentenza n. 18476 del 19 settembre 2005

Per l'emissione di assegni bancari senza autorizzazione sanzioni senza "avvertimento"
In tema di procedimento per l'applicazione delle sanzioni pecuniarie amministrative, relative anche all'emissione di assegni senza autorizzazione, l'Autorità amministrativa non ha nessun obbligo di sentire l'interessato che ne abbia avanzato espressa richiesta: in tali procedure la prova Ë infatti essenzialmente documentale, sicchè il trasgressore vede pienamente tutelato il suo diritto di difesa, potendo produrre documenti e scritti difensivi.
Cassazione civile Sentenza, Sez. I, 29/09/2005, n. 19040

Gli obblighi da osservare quando ci si ammala all'estero
Nelle ipotesi di assenza per malattia verificatasi all'estero, il principio di correttezza e buona fede che informa il rapporto di lavoro impone l'adempimento dell'obbligo di darne comunicazione al datore di lavoro: tale comunicazione rileva sulla possibilità di prosecuzione del rapporto nella misura in cui la sua omissione impedisca al datore di lavoro di controllare lo stato di malattia e la giustificatezza dell'assenza e al lavoratore di provarla a distanza di tempo, con il solo limite della impossibilità incolpevole di effettuare la prescritta comunicazione.
Il datore di lavoro, su cui grava l'onere della prova della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento, può limitarsi nel caso in cui tale giusta causa sia data dalla assenza ingiustificata del lavoratore dal posto di servizio, nella sua valenza di inadempimento sanzionabile sul piano disciplinare, a provare tale assenza, mentre grava sul lavoratore l'onere di provare la dipendenza dell'assenza a causa a lui non imputabile.
Cassazione civile Sentenza, Sez. IV, 24/06/2005, n. 13622

E' indice di capacità contributiva l'acquisto di un bene per importo non congruo con i redditi dichiarati.
Lo ha affermato la Corte di Cassazione (Sez. trib., 13/06/2005, n. 12671), precisando che Ë legittimo il ricorso ad accertamento sintetico dei redditi del contribuente che abbia effettuato acquisti per importi non congrui con i redditi dichiarati, laddove il contribuente non provi la concreta provenienza della provvista con la quale Ë stato effettuato l'acquisto, indice di maggiore capacità contributiva.
L'accertamento sintetico dei redditi può aver come presupposto anche un solo fatto dimostrativo di ricchezza, non essendo necessario che gli elementi assunti a fonte di presunzione siano necessariamente plurimi e potendosi il convincimento del giudice fondare anche su un elemento unico, preciso e grave.

In caso di furto, la banca risponde del contenuto della casetta di sicurezza
Con il contratto di cassette di sicurezza la banca assume la responsabilità riferita a prestazioni di custodia, dalla quale puÚ essere liberata solo nella ipotesi di caso fortuito, cui il furto Ë estraneo, essendo evento prevedibile, in considerazione della natura della prestazione dedotta, oltrechè della professionalità dell'obbligato.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7081 del 5 aprile 2005, precisando che la questione della distribuzione dell'onere della prova non trova ragione di essere prospettata in termini diversi, rispetto alla disciplina che regola l'inadempimento delle obbligazioni contrattuali, come prevista dall'art. 1218 c.c., in forza del quale è il debitore che, per liberarsi dalla responsabilità, ha l'onere di provare, in caso di inadempimento o di ritardo, che la impossibilità della prestazione Ë dovuta a causa a lui non imputabile, non essendo sufficiente a dimostrare l'assenza di colpa la generica prova della sua diligenza.


Il pagamento mediante assegno, anche se circolare, pi? essere rifiutato dal creditore
In tema di adempimento di obbligazioni pecuniarie, il principio secondo cui il creditore di somma di denaro non Ë tenuto ad accettare in pagamento titoli di credito (sia pure assistiti da particolari garanzie di solvibilità dell’emittente) si fonda sul disposto dell’articolo 1277 del Cc, di carattere dispositivo, che cessa di operare:
a) quando esiste un accordo espresso tra debitore assegnante e creditore assegnatario;
b) quando preesiste una pratica costante tra le parti nel senso di attribuire efficacia solutoria alla consegna, in pagamento, di assegni circolari;
c) quando la "datio pro solvendo" dell’assegno in luogo del contante sia consentita da usi negoziali.
Pertanto, qualora manchi il consenso del creditore, il debitore non può adempiere alla propria obbligazione pecuniaria se non con moneta avente corso legale.
Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 29 aprile-10 giugno 2005 n. 12324