I CONTRATTI CONCLUSI FUORI DAI LOCALI COMMERCIALI

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Commento al D.lgs 15.1.1992 n. 50
Solitamente nei contratti negoziati fuori dai locali commerciali Ë il commerciante che prende l’iniziativa e il consumatore, colto alla sprovvista, puÚ ritrovarsi ad aver concluso affari affrettati, contrari ai suoi interessi. Con il D.lgs 50/1992, che ha dato attuazione ad una direttiva comunitaria, si Ë introdotto nel nostro ordinamento una disciplina a tutela dei consumatori che abbiano stipulato un contratto in locali diversi da quelli ove l’operatore commerciale svolge abitualmente la sua attività.

Campo di applicazione:

La normativa si applica tra un commerciante ed un consumatore per i contratti stipulati:
a) durante un’escursione organizzata dal commerciante al di fuori dei propri locali commerciali;
b) durante una visita del commerciante di sua iniziativa al domicilio o sul luogo di lavoro del consumatore.
c) per strada, per corrispondenza in base ad un catalogo, attraverso una televendita.
La normativa non si applica ai contratti per la costruzione, vendita e locazione di beni immobili e altri diritti relativi a beni immobili; ai contratti per la fornitura di prodotti alimentari o di uso domestico corrente consegnati da fattorini a scadenze frequenti e regolari (esempio la fornitura di acqua minerale a domicilio), ai contratti di assicurazione e a quelli relativi valori mobiliari ( fondi azioni, obbligazioni). L’acquirente deve essere un consumatore, ovvero agire “per scopi che possono considerarsi estranei alla propria attività professionale”. In sostanza, Ë tutelato da questa legge solo chi compra un servizio di piatti per la casa, non chi , come ristoratore, li compra per il proprio ristorante.
L’importo della merce acquistata non deve essere inferiore a Lire 50.000 ( Euro 25,82), compresi gli oneri fiscali (in pratica se il consumatore acquista un unico capo di Lire 49.000 IVA compresa, quell’acquisto non rientra tra le tutela di questa legge).

I diritti del consumatore

Il consumatore ha 7 giorni di tempo per cambiare idea. Questa facoltà di ripensamento si chiama “diritto di recesso”. E’ un diritto irrinunciabile, vale comunque anche se il consumatore avesse firmato una clausola nella quale dichiara di rinunciarvi e non Ë subordinato al pagamento di penali.
I sette giorni previsti (non sono lavorativi, ma di calendario) decorrono:
a) dalla sottoscrizione del contratto o dal buono d’ordine;
b) dalla data di ricevimento della merce se l’acquisto Ë avvenuto per catalogo, per televisione, o se il prodotto che il venditore ha illustrato Ë diverso da quello indicato nel contratto.
Per esercitare questo diritto, il consumatore deve inviare entro questo termine una raccomandata con avviso di ricevimento (può anche inviare un fax, purchè siano seguiti entro 48 ore dalla lettera raccomandata) e restituire la marce , integra, sempre entro il termine di 7 giorni. Le spese di spedizione sono a carico del consumatore.
Il consumatore deve essere informato per iscritto del diritto di recesso. L’informazione deve essere riportata nel contratto o nel buono d’ordine. Se l’informazione non viene data nei modi previsti dalla legge, il consumatore ha 60 giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso.
I 60 giorni decorrono dalla data di stipulazione del contratto (se il contratto riguarda la prestazione di servizi) o dal ricevimento della merce (nei contratti d fornitura di beni). Entro 30 giorni dal ricevimento della raccomandata e/o merce, il venditore deve restituire a consumatore la somma versata.

Rimedi per gli imprenditori:

Per gli imprenditori che, invece, si avvalgono della stipulazione di contratti fuori dalla propria sede commerciale, per esempio attraverso agenti rappresentati con buoni d’ordine, consiglio i seguenti rimedi:
a) aggiungere nel contratto/buone d’ordine la clausola per la quale il consumatore accetta di comprare la merce “per uso professionale”;
b) farsi eventualmente rilasciare titoli in garanzia;
c) se la merce viene pagata e ritirata direttamente in negozio, anche se Ë stata ordinata per corrispondenza o attraverso una televendita, il consumatore non potrà avvalersi delle tutela previste da questa legge. Anche l’acquisto, infatti, deve perfezionarsi al di fuori de tradizionali canali di vendita perchè questa legge sia applicabile in caso di ripensamento.

Per i contratti conclusi invece “a distanza” (nei quali rientrano quelli conclusi via telefono o via internet) la normativa (Dlgs 22.5.1999 n. 185) è ancora più favorevole al consumatore, prevedendo che il diritto di recesso possa esercitarsi entro 10 giorni, e in caso di mancata o imprecisa informazione, esso si estenda addirittura a tre mesi dal ricevimento della merce o del servizio.