Effetti processuali della cancellazione di Snc dal Registro Imprese

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Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 st1\:*{behavior:url(#ieooui) } Segnaliamo questa interessante decisione del Tribunale sandonatese, a firma della dott. Viviana Mele, in sede di opposizione all'esecuzione: l’opponente aveva contestato l’inesistenza giuridica del titolo esecutivo azionato, per difetto assoluto di legittimazione processuale e sostanziale della società in nome collettivo esecutante, per effetto dell’intervenuta cancellazione di essa dal Registro delle imprese prima dell’introduzione del giudizio da cui è scaturito il titolo esecutivo.

L'opposizione è stata accolta confermando che la cancellazione dal registro delle imprese determina l’estinzione di qualsiasi soggetto societario iscritto nel registro delle imprese, quantunque non risultino già esauriti tutti i rapporti in capo all’ente. Si richiama sul punto la pronuncia delle Sezioni Unite n. 4062 del 2010 che compone i due precedenti indirizzi giurisprudenziali contrapposti circa gli effetti della cancellazione della società di persone dal registro predetto.

Il provvedimento in commento precisa che la sentenza emessa nei confronti di un soggetto non più esistente, tuttavia, é non già semplicemente nulla, ma radicalmente inesistente. Infatti è possibile configurare casi di inesistenza della sentenza, tutte le volte che la stessa manchi di quel minimo di elementi o di presupposti che sono necessari per produrre quell'effetto di certezza giuridica che è lo scopo del giudicato, come nell'ipotesi di pronuncia resa nei confronti di soggetto deceduto prima della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio. Tale inesistenza va rilevata d'ufficio e può essere fatta valere, anche al di fuori dell'impugnazione nello stesso processo, con una autonoma azione di accertamento, non soggetta a termini di prescrizione o di decadenza, ovvero con un'eccezione ed altresì in sede di opposizione all'esecuzione.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI VENEZIA

SEZIONE DISTACCATA DI SAN DONA’ DI PIAVE

Il Giudice dott.ssa Viviana Mele

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa civile iscritta al numero 16918/2008 R.G. promossa

da

SOLIGHETTO LORENZO

Rappresentato e difeso dall’avv. Alberto Teso ed elettivamente domiciliato presso e nel suo studio in San Dona’ di Piave (VE), Galleria Leon Bianco n. 2/1, come da mandato a margine dell’atto di citazione

ATTORE OPPONENTE

E

DEGIAMPIETRO S.N.C. di Degiampietro Michele & C. s.n.c., cancellata, in persona del legale rappresentante, e DEGIAMPIETRO MICHELE quale socio di Degiampietro Michele s..n. Cancellata

CONVENUTO OPPOSTO

Oggetto: opposizione all’esecuzione

Conclusioni delle parti: come da verbale di udienza del 27.5.2010

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il sig. Lorenzo Solighetto ha proposto opposizione avverso l’esecuzione promossa da Degiampietro s.n.c. di Degiampietro Michele sulla base del titolo esecutivo costituito dalla sentenza n. 77/08 emessa dal Tribunale di Venezia – Sezione Distaccata di San Dona’ di Piave.

L’opponente in particolare ha contestato l’inesistenza giuridica del titolo esecutivo azionato, per difetto assoluto di legittimazione processuale e sostanziale della società esecutante, per effetto dell’intervenuta cancellazione di essa dal Registro delle imprese prima dell’introduzione del giudizio da cui è scaturito il titolo esecutivo.

Degiampietro s.n.c. ha contestato l’assunto avversario, evidenziando che la cancellazione della società dal registro delle imprese non assume rilievo nel caso di società di persone, che la notifica del presente giudizio è comunque stata eseguita nei confronti della società cancellata e che la censura avrebbe dovuto essere posta in sede di appello.

In punto di diritto va premesso che sugli effetti della cancellazione della società di persone dal registro delle imprese si sono nel tempo fronteggiati due indirizzi giurisprudenziali, poi composti con la pronuncia delle Sezioni Unite n. 4062 del 2010.

Secondo il primo orientamento, l'atto formale di cancellazione di una società dal registro delle imprese o il suo scioglimento, con l'instaurazione della fase di liquidazione, non determina l'estinzione della società ove non siano esauriti tutti i rapporti giuridici ad essa facenti capo a seguito della procedura di liquidazione ovvero non siano definite tutte le controversie giudiziarie in corso con i terzi; esso quindi non determina, in relazione a detti rapporti rimasti in sospeso e non definiti, la perdita della legittimazione processuale della società e un mutamento nella rappresentanza sostanziale e processuale della stessa, che permane in capo ai medesimi organi che la rappresentavano prima della cancellazione (Cass. 15 gennaio 2007 n. 646; 23 maggio 2006 n. 12114; 2 marzo 2006 n. 4652).

Secondo un diverso orientamento, invece, a seguito della modifica apportata all'art. 2945 c.c., comma 2, dal D.Lgs. 17 gennaio 2003 n. 6, art. 4, la cancellazione dal registro delle imprese produce l'effetto costitutivo dell'estinzione irreversibile della società anche in presenza di rapporti non definiti ed anche se e' intervenuta in epoca anteriore all'entrata in vigore della nuova disciplina ed ha riguardato una società di persone, con conseguente perdita della capacità processuale della società e passaggio della rappresentanza dagli organi che la rappresentavano prima della cancellazione (Cass. 28 agosto 2006 n. 18618; 18 settembre 2007 n. 19347; 20 ottobre 2008 n. 25472).

Invero fino alla riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative di cui al D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, era stata unanime la scelta ermeneutica dei giudici di legittimità di ritenere la cancellazione dal registro delle imprese della iscrizione di una società commerciale, di persone o di capitali, mera pubblicità dichiarativa, che non produceva l'estinzione della società stessa in difetto dell'esaurimento di tutti i rapporti giuridici pendenti facenti capo ad essa. Ovvia conseguenza era la riscontrata permanenza della legittimazione processuale della società, sicché il processo già iniziato proseguiva nei confronti o su iniziativa delle persone che già la rappresentavano in giudizio o dei soci, anche con riferimento alle fasi di impugnazione ovvero negli eventuali procedimenti di esecuzione, relativi ai medesimi rapporti accertati con sentenza costituente titolo esecutivo a base dei crediti da esigere (Cass. 8 agosto 1964 n. 2273).

La posizione giurisprudenziale esposta, costituente ius receptum, era stata tuttavia criticata da quasi tutta la dottrina, in base alla lettera del combinato disposto dei già vigenti artt. 2312, 2324 e 2456 c.c., norme per le quali, "dopo la cancellazione" delle iscrizioni, sia delle società di persone che di quelle di capitali, "i creditori sociali possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci" delle società in nome collettivo e di quelli accomandatari delle s.a.s., illimitatamente e nei confronti dei soci delle società persone giuridiche in proporzione alla rispettiva quota di riparto per questa parte così come con l'attuale art. 2495 c.c., (giacché la novella del 2003 per le società con personalità giuridica ha lasciato in sostanza immutata la previgente disciplina).

La Corte Costituzionale poi, con la sentenza n. 319 del 21 luglio 2000, ha rilevato come la lettura delle norme sugli effetti della pubblicità della cancellazione delle società espressione dell'allora diritto vivente comportasse una chiara disparità di trattamento tra imprese individuali e imprese collettive ai fini della dichiarazione di fallimento, in quanto per l'imprenditore persona fisica la stessa era consentita entro un anno dalla cancellazione mentre per le imprese collettive rimaneva sempre incerto il momento della loro fine o estinzione, da cui far decorrere il termine di un anno entro cui, ai sensi della previgente della L. Fall., art. 10, poteva essere dichiarato il loro stato di insolvenza.

Il novellato art. 2495 c.c., in adesione ad una lettura costituzionale della norma, fa sì che le società in nome collettivo e in accomandita semplice – che non hanno personalità giuridica ma solo una limitata capacità per singoli atti di impresa - con la cancellazione della loro iscrizione dal registro perdano capacità e soggettivita' limitata, negli stessi termini in cui analogo effetto si produce per le società di capitali e le cooperative.

Tale soluzione ermeneutica trova giustificazione anche nella L. Fall., art. 10, come novellato con il citato D.Lgs. n. 5 del 2006, art. 9, il cui comma 1, consente, per gli imprenditori individuali e collettivi, la dichiarazione di fallimento "entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se la insolvenza si e' manifestata anteriormente alla medesima o entro l'anno successivo", con chiaro identico rilievo dell'iscrizione della cancellazione per ogni tipo di società commerciale, sia di persone che di capitali.

Per le società di persone, invero, sembra logico ritenere che l'espressa disciplina della responsabilità dei soci subentrati alla società verso i creditori sociali per effetto della cancellazione abbia come presupposto il venir meno della soggettività e della capacita' giuridica limitata di esse, parallelo all'effetto costitutivo - estintivo della cancellazione dell'iscrizione delle società di capitali di cui all'art. 2495 c.c., (così le cit. Cass. n. 19347/07, relativa a società consorziate, e n. 29242/08), riaffermandosi, per le società commerciali senza personalità giuridica, la natura dichiarativa dell'effetto al 1 gennaio 2004 per le cancellazioni precedenti l'entrata in vigore della novella e quella contestuale alla pubblicità per quelle future (cfr. in motivazione S.U. n. 4062/2010; conformi n. 18618/2006; 19347/2007; n. 25192/2008). Si tratta invero di indirizzo che la giurisprudenza di merito aveva gia avallato (v. ad es. App. Napoli, sez. I, sentenza 6 maggio 2005 in Impresa, 2006, 12, 1782: “L'estinzione di una società, sia essa società di capitali ovvero sia società di persone registrata, acquista efficacia nel momento in cui é effettuata l’iscrizione della cancellazione presso il competente registro delle imprese, indipendentemente dalla possibile sopravvivenza alla formalità pubblicitaria di rapporti patrimoniali, sostanziali e processuali, attivi e passivi”).

La cancellazione dal registro delle imprese determina quindi l’estinzione di qualsiasi soggetto societario iscritto nel registro delle imprese, quantunque non risultino già esauriti tutti i rapporti in capo all’ente.

Secondo la Corte, peraltro, tale regola opera anche per le cancellazioni già eseguite alla data dell’entrata in vigore della riforma del 2003 (1° gennaio 2004), sebbene il connesso effetto estintivo debba intendersi prodotto soltanto a partire dalla stessa data.

La pronuncia delle Sezioni Unite è in questa sede pienamente condivisa, per la coerenza sistematica delle argomentazioni e per le esigenze di rispetto della funzione nomofilattica che essa assume.

Orbene, nel caso di specie il titolo esecutivo é stato ottenuto da una società ormai estinta e da questa è stato posto alla base del precetto per cui è causa. La sentenza emessa nei confronti di un soggetto non più esistente, tuttavia, é non già semplicemente nulla, ma radicalmente inesistente. Infatti “oltre all'ipotesi espressamente prevista dall'art. 161, secondo comma, cod. proc. civ. (mancanza della sottoscrizione del giudice), è possibile configurare altri casi di inesistenza della sentenza, tutte le volte che la stessa manchi di quel minimo di elementi o di presupposti che sono necessari per produrre quell'effetto di certezza giuridica che è lo scopo del giudicato, come nell'ipotesi di pronuncia resa nei confronti di soggetto deceduto prima della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio. Tale inesistenza va rilevata d'ufficio e può essere fatta valere, anche al di fuori dell'impugnazione nello stesso processo, con una autonoma azione di accertamento, non soggetta a termini di prescrizione o di decadenza, ovvero con un'eccezione ed altresì in sede di opposizione all'esecuzione” (Cass. Civ., n. 12292/01; 4616/1984).

Come detto, il titolo esecutivo contestato in sede di opposizione è costituito da una sentenza emessa dal Tribunale di Venezia – Sezione Distaccata di San Dona’ di Piave, in sede di appello. L’appello è stato proposto Degiampietro s.n.c., società che al momento dell’introduzione del giudizio di secondo grado risultava già cancellata dal registro delle imprese (la cancellazione è avvenuta in data 21.1.2005).

In virtù della pronuncia sopra richiamata delle Sezioni unite della Corte di Cassazione, dunque, l’appello è stato proposto da soggetto giuridicamente inesistente ed in favore di esso è stata adottata la sentenza costituente il titolo esecutivo oggi contestato.

Il vizio che ha colpito la sentenza è pertanto quello della radicale inesistenza, con la conseguenza che lo stesso può essere fatto valere senza limiti temporali.

Va rilevato infine che, a differenza di quanto sostenuto da parte opposta, la notifica è stata eseguita nei confronti della società cancellata e del socio Degiampietro Michele, con la conseguenza che il presente giudizio è stato correttamente instaurato.

L’opposizione è dunque fondata e va accolta.

In merito alle spese di lite va premesso che le Sezioni Unite della Suprema Corte (v. Cass. civ., Sez. Un., 3 settembre 2008, n. 20598) hanno tracciato le linee guida che il giudice deve seguire nella ricerca dei presupposti per la compensazione, indicando a titolo esemplificativo: 1) la presenza di oscillazioni giurisprudenziali sulla questione decisiva; 2) la presenza di oggettive difficoltà di accertamenti in fatto sulla esatta conoscibilità a priori delle rispettive ragioni delle parti; 3) la presenza di una palese sproporzione tra l'interesse concreto realizzato dalla parte vittoriosa e il costo delle attività processuali richieste; 4) la presenza di un comportamento processuale ingiustificatamente restio a proposte conciliative plausibili in relazione alle concrete risultanze processuali. Nel caso di specie, come ricordato nel breve excursus introduttivo, le Sezioni Unite sono intervenute a comporre un precedente contrasto giurisprudenziale. Ricorrono dunque gravi motivi ai fini della compensazione integrale delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale di Venezia – Sezione Distaccata di San Dona’ di Piave, definitivamente pronunciando nella causa N 16918/08 RG, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa:

1.      Accoglie l’opposizione;

2.      Compensa interamente tra le parti le spese di lite.

San Dona’ di Piave, 4.10.2010

Il giudice

Dott.ssa Viviana Mele